LABORATORI SOCIALI ONLUS

VESCOVO DI CREMONA NAPOLEONI: IL PRIMO PULPITO ? E’ IL SORRISO SUI NOSTRI VOLTI FONTE AVVENIRE

 Cremona. Napolioni: il primo pulpito? È il sorriso sui nostri volti
 

Giacomo Gambassi, inviato a Cremona venerdì 22 settembre 2017
A colloquio con il vescovo di Cremona originario delle Marche che guida la diocesi lombarda dal 2016. «Fra preti e sposi un’alleanza strategica. I giovani vanno ascoltati: ecco il nostro Sinodo»Il vescovo di Cremona, Antonio Napolioni, con alcuni ragazzi

Il vescovo di Cremona, Antonio Napolioni, con alcuni ragazzi

Dalle vetrine del negozio di generi alimentari che si trova appena dietro la Cattedrale di Cremona qualcuno vede passare a piedi, in un angolo della piazza, monsignor Antonio Napolioni. «C’è il vescovo – indica la titolare –.Vorrei invitarlo a benedire il negozio… Ogni volta che lo vedo è sempre così sorridente». I clienti concordano. «Tanta gente rimane sorpresa perché sorrido – racconta lui –. Ma il primo pulpito è proprio il sorriso. Se come discepoli del Risorto siamo uomini della gioia, la gioia va mostrata più che spiegata o descritta ». Ride il vescovo arrivato dalle Marche che compirà 60 anni l’11 dicembre e che dal gennaio 2016 guida una Chiesa di 366mila anime divisa fra le province di Cremona, Bergamo, Mantova e Milano. «Papa Francesco mi considera il “vescovo del torrone”. E ogni volta che ci incrociamo mi chiede: “Mi hai portato il torrone?”». Possibile? «Certo. E c’è un motivo. Quando Bergoglio studiava in Germania, c’era una ragazza di qui che gli regalava il torrone e aveva continuato a inviarglielo in Argentina. Perciò, per Francesco, Cremona è la patria dei torroni», scherza il presule.

Il vescovo Napolioni mentre gioca a calciobalilla

Il vescovo Napolioni mentre gioca a calciobalilla

Il passo di Napolioni è veloce. Del resto è un buon camminatore. Ha alle spalle anni nei gruppi Agesci. «È stato il mondo scout a farmi riscoprire la bellezza dell’essere Chiesa – confida il pastore con il fazzolettone –. Vengo da una famiglia che aveva due anime: una cattolica e l’altra anticlericale, addirittura massonica. Sono cresciuto in parrocchia ma, come accade a tanti giovani, ho vissuto un periodo di distacco dai sacramenti. Quando mi sono imbattuto nello scautismo, ho trovato laici e sacerdoti entusiasti della loro scelta di servizio fondata sul Vangelo. E, nel momento in cui mi sono reso conto che la cosa più importante che potessi fare assieme ai ragazzi era leggere la Parola di Dio e pregare con loro, sono entrato in Seminario. Avevo 21 anni e frequentavo giurisprudenza. Forse, senza questi incontri, sarei stato un avvocato come mio nonno e mio padre…». Anche nel suo stemma episcopale c’è un richiamo a Robert Baden-Powell, il “padre” degli scout. «Sono stati i bambini a convertimi – rivela Napolioni –. Attraverso l’impegno accanto ai ragazzi e quel protagonismo laicale vissuto nell’Agesci, ho capito che cosa sia la gioia della fede. E tutto ciò l’ho evidenziato nel mio motto: “Servite il Signore nella gioia”. In fondo la ricerca della gioia trova la sua pienezza nel servizio e nell’incontro con il Signore che si mette a servizio dell’uomo».

La Cattedrale e il Battistero di Cremona

La Cattedrale e il Battistero di Cremona

Oltre quattrocento chilometri separano Cremona dall’arcidiocesi in cui il presule è nato ed è diventato sacerdote: quella di Camerino-San Severino Marche. «Mai avrei immaginato di approdare in Val Padana. Vengo da una terra di montagna. E la pianura mi era totalmente estranea. Adesso ne sto assaporando il fascino che genera anche una sua psicologia. La pianura ha un orizzonte aperto, senza barriere, che facilita ed espone all’incursione dell’altro. Per questo nascono qui le cascine che sono al tempo stesso presidi di difesa ma anche laboratori di solidarietà che hanno portato a un pullulare di opere benefiche e associazioni». Il vescovo torna alla sua nomina voluta da Francesco. E la racconta fra battute e aneddoti. «Andavo a dire le Lodi nella chiesa parrocchiale quando arriva un collaboratore che mi dice: “Don Antonio, c’è da chiudere il bagno. Un macello… Tutto sporco. Hanno fatto un dispetto». E io: “Dico le Lodi e arrivo”. Poi compare un prete anziano: “L’arcivescovo ti cerca subito”. Io ribatto: “Dico le Lodi e lo contatto”. Che cosa avrò fatto dopo le Lodi? Mi sono messo a pulire il bagno. Mentre stavo lì, mi chiama l’arcivescovo Brugnaro: “Vieni di corsa”. Gli rispondo: “Adesso ho un’emergenza”. E lui: “Quale?”. E io: “Un bagno da sistemare…”. Lo sento replicare: “Macché bagno, ti vuole il nunzio apostolico”».

Il vescovo Napolioni durante un'uscita diocesana

Il vescovo Napolioni durante un’uscita diocesana

Napolioni era parroco a San Severino quando il Papa lo sceglie per guidare la Chiesa cremonese. «Cinque anni preziosissimi che mi hanno insegnato una capacità di dialogo che forse non avrei avuto». Sarà per questo che come pastore insiste sul ruolo della parrocchia. Da «ripensare», ha scritto. «La tradizione del Lombardo Veneto – osserva – vuole che le parrocchie siano avamposti sociali. Infatti avevano la scuola o il grande oratorio. Qualcosa di tutto questo resiste, mentre altro richiede un aggiornamento. Altrimenti corriamo il rischio di piangere sulle sicurezze che non abbiamo più e di non aprirci al rinnovamento pastorale che nel Centro Italia, avendo vissuto prima la crisi delle vocazioni, è già stato avviato. Nella diocesi di Cremona abbiamo 222 parrocchie: un numero così elevato non tiene conto della vita reale della gente. Le strutture non possono essere il criterio primo. Non si tratta di attuare una spending reviewo un ritocco dei confini. Ripensare la parrocchia significa guardare dove le persone stanno e quindi puntare sulla collaborazione, sulla valorizzazione del laicato e dei diversi ministeri, sulle unità pastorali». Il vescovo va con la mente al dramma del sisma che ha colpito le sue terre d’origine. «L’esperienza del terremoto testimonia drammaticamente che, dove non si riusciva a fare unità, adesso è possibile collaborare perché le pietre vive si accorgono che hanno bisogno le une delle altre. Così la parrocchia diventa veramente una famiglia di famiglie».

Il vescovo Napolioni con alcune anziane

Il vescovo Napolioni con alcune anziane

Da ex rettore per dodici anni del Pontificio Seminario Marchigiano “Pio XI” di Ancona durante i quali ha accompagnato al sacerdozio più di cento giovani e adulti, Napolioni traccia l’identikit del presbitero. «Il prete non può muoversi da solo, come avesse un potere “sacro” di cui è l’unico depositario. No, il prete deve essere un animatore di comunione che in certi momenti interloquisce quasi alla pari con giovani, famiglie, adulti. Un’esperienza di corresponsabilità che necessita di un fondamento imprescindibile: la comunione fra i preti. Solo se i sacerdoti sanno dialogare fra loro, riescono ad animare in modo non paternalistico e non manipolatorio la comunità. È la sfida della sinodalità che non va ridotta a tema per i convegni ma deve tradursi in un “camminare insieme” tutti i giorni».

Il vescovo Napolioni fra le famiglie

Il vescovo Napolioni fra le famiglie

Famiglie e giovani sono le priorità indicate da Napolioni. «Nei mesi scorsi ci siamo interrogati su come essere Chiesa dell’Amoris laetitia. E la risposta è stata che tutta la pastorale deve avere al centro la famiglia. Aggiungo che ritengo strategica un’alleanza fra preti e sposi. Così già dallo scorso anno ogni seminarista incontra regolarmente una famiglia con cui è gemellato». Poi i ragazzi. «Abbiamo anticipato il Papa indicendo qui un Sinodo dei giovani», scherza il vescovo. Perché a Cremona il Sinodo è già cominciato quest’anno con percorsi di riflessione, mentre i prossimi mesi saranno scanditi dai lavori in assemblea. «Mi è stato suggerito da un laico non appena sono arrivato. Intendiamo ascoltare i nostri ragazzi non tanto per delegare le responsabilità che come adulti e come una comunità educante abbiamo, quanto per scorgere il nuovo che Dio ci prepara attraverso le giovani generazioni». Ma i ragazzi sono una periferia esistenziale? «Direi di no, nel senso che non vanno lasciati nei ghetti che creiamo per loro. C’è urgenza di offrire spazi di sperimentazione, di tirocinio, di discepolato che oggi mancano».

La Cattedrale e il Battistero di Cremona

La Cattedrale e il Battistero di Cremona

Napolioni prega con le parole di Charles de Foucauld: “Rimetto l’anima nelle tue mani”. «Il suo esempio è una medicina all’attivismo pastorale, un antidoto alle tentazioni personali e a quelle del nostro tempo che ci impone di essere sempre in prima linea. Serve sapersi fermare per evitare che il tritacarne delle nostre agende ci tolga il piacere di contemplare il passaggio di Dio nella nostra vita. Un esempio? Ho proposto ai preti una volta al mese una passeggiata insieme». Altra figura cara al vescovo è don Primo Mazzolari, il parroco cremonese di Bozzolo, di cui lunedì è stata aperta la fase diocesana del processo di beatificazione. «L’ho conosciuto durante gli anni del Seminario attraverso i suoi scritti che adesso sto rileggendo da vescovo della sua terra. Noto una vicinanza impressionante fra il magistero di Francesco e la profezia di don Primo che ha fatto della chiarezza sulVangelo e sul servizio al popolo e ai poveri il perno del suo ministero. Di “preti così”, dico prendendo a prestito il titolo di un suo volume, abbiamo molto bisogno. La Chiesa ha oggi necessità di occasioni di dibattito che richiedono un confronto schietto, approfondito e sempre misurato sulla vita della gente. Come ci testimonia don Mazzolari».

CHI E’ ANTONIO NAPOLIONI

Compierà 60 anni il prossimo 11 dicembre il vescovo Antonio Napolioni. Nato a Camerino, in provincia di Macerata e nell’arcidiocesi di Camerino-San Severino Marche, entra in Seminario negli anni dell’università e prosegue la sua formazione a Roma nella Pontificia Università Salesiana dove consegue il dottorato in teologia con la specializzazione in pastorale giovanile e catechetica. Ordinato sacerdote nel 1983, è direttore dell’Ufficio catechistico diocesano e vicario episcopale per la pastorale. Assistente nazionale dell’Agesci dal 1992 al 1998, è per cinque anni vicerettore e per dodici rettore del Pontificio Seminario Marchigiano “Pio XI” ad Ancona. Quando arriva la nomina a vescovo nel novembre 2015, è parroco di San Severino Vescovo a San Severino Marche. Nel gennaio 2016 riceve l’ordinazione episcopale a Cremona facendo il suo ingresso nella diocesi che guida.

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IL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO LA PROVINCIA DI CREMONA RISPONDE A UNA NOSTRA LETTERA

LETTERA AL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO LA PROVINCIA DI CREMONA DOTT. VITTORIANO ZANOLLI

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LA RISPOSTA DEL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO LA PROVINCIA DI CREMONA DOTT. ZANOLLI

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I NOSTRI  CORSI SONO TOTALMENTE GRATUITI LABORATORIO SOCIALE DI AGGREGAZIONE DOVE I GIOVANI E MENO GIOVANI POSSONO VALORIZZARE LA LORO MANUALITA’ E NEL CONTEMPO CRESCERE E FARE CONCRETE ESPERIENZE PER AFFRONTARE IL MONDO DEL LAVORO.

 

I MEI BLOGhttp://benecomune.myblog.it/ http://cristo.myblog.it/ LINK SU FACEBOOK ASSOCIAZIONE :https://www.facebook.com/groups/255672801282031/?ref=bookmarks PAPA FRANCESCO: https://www.facebook.com/groups/181018122057524/?ref=bookmarks LABORATORI SOCIALI: SENZA SCOPO DI LUCRO https://www.facebook.com/CASCINETTA?ref=bookmarks — presso Castelverde CASCINETTA DIDATTICA ONLUS.

 

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Qualcuno che io conosco bene sta cercando di mettermi i bastoni fra le ruote,io dico a loro ,di vergognarsi ..

Qualcuno che io conosco bene sta cercando di mettermi i bastoni fra le ruote,io dico a loro ,di vergognarsi ..è un mio diritto e dovere fare un volontariato sociale senza lacci e lacciuoli. Noi diamo fastidio a un potere fatto di invidiosi e supponenti che cercano di coltivare solo i propri orticelli.

..Mi dispiace ma noi, io mi limito (con grande gioia e riconoscenza) mettere in atto le direttive DI PAPA FRANCESCO CHE SONO RIVOLTE A UNA CHIESA PER I POVERI E PER GLI ULTIMI.LA MONDANITÀ DA NOI NON ENTRERÀ MAI

LA CASCINETTA DIDATTICA ONLUS DI CASTELVERDE CONTRO LE SLOT SCENDE ANCHE IL COMUNE DI CASTELVERDE

http://https://youtu.be/AVHxQCQQ55UIL MAESTRO VIDEO YOUTUBE  RENATO ZERO DIGITA

 

LA CASCINETTA DIDATTICA ONLUS E IL COMUNE DI CASTELVERDE INSIEME PER COMBATTERE IL GIOCO D’AZZARDO

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INFO PAPABOYS

 

GRUPPO FONDATO DA CERVI GABRIELE FACEBOOK :

PASSA PAROLA.. E SIAMO SOLO ALL’INIZIO.. STRADA FACENDO.. VINCEREMO
ISCRIVITI AL GRUPPO….IL MESSAGGIO DEL NOSTRO VESCOVO ANTONIO:
Lo Stato mostra la sua incoerenza.

Continuiamo anche a lavorare localmente per ridurre i danni, prevenire, cambiare.

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L’ASSOCIAZIONE LA CASCINETTA DIDATTICA ONLUS FRA NO SLOT E CORSI GRATUITI PER IL BENE COMUNE DIARIO DI BORDO

NO SLOT:

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PASSA PAROLA.. E SIAMO SOLO ALL’INIZIO.. STRADA FACENDO.. VINCEREMO
ISCRIVITI AL GRUPPO….IL MESSAGGIO DEL NOSTRO VESCOVO ANTONIO:
Lo Stato mostra la sua incoerenza.

Continuiamo anche a lavorare localmente per ridurre i danni, prevenire, cambiare.

 E NOI ADIAMO AVANTI PER IL BENE DI TUTTI. NO SLOT. DAL QUOTIDIANO LA PROVINCIA DI CREMONA 10 AGOSTO O17

DOPO SPERIAMO CHE SI ATTIVINO PER MAPPARE I LOCALI DI CREMONA , DELLA PROVINCIA DI CREMONA CON IL SUPPORTO DELLA REGIONE LOMBARDIA.. VA BENE LA PREVENZIONE.. L’INFORMAZIONE MA NON E’ PIU ‘ AMMISSIBILE CHE LOCALI DI VARIA NATURA ABBIAMO LE SLOT VICINO ALLE SCUOLE, ALLE CHIESE, AI SERT ECC.. NOI SIAMO FIDUCIOSI…. CHE SI FACCIA PRESTO QUESTO ELENCO DOVE POI SI POTRANNO REVOCARERE LE LICENZE AI LOCALI FUORI LEGGE… CREDIAMO CHE .NON SI PUO’ VENDERE FUMO POLITICO SULLA PELLE DELLA GENTE..

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CREMONA

Gioco d’azzardo, il Comune chiede i numeri ai Monopoli

Il sindaco Galimberti e gli assessori Viola e Barbara Manfredini: “Abbiamo il dovere e il diritto di conoscere i dati”

Gioco d'azzardo, sette sanzioni

Il Comune di Cremona ha chiesto all’Agenzia dei Monopoli di Stato che controlla flussi, dati e regolarità dell’azzardo legale italiano, i numeri sul gioco d’azzardo in città e provincia.

Il Sindaco Gianluca Galimberti, in sinergia con gli Assessori Rosita Viola e Barbara Manfredini cogliendo immediatamente la sollecitazione anche di Regione Lombardia, ha firmato una formale richiesta indirizzata ai Monopoli chiedendo dettagli su: la raccolta monetaria per tipologia di gioco negli anni 2015 e 2016 relativamente al comune e alla provincia; per ciascuna tipologia, l’ammontare della quota trattenuta che va ai concessionari e della quota trattenuta che va all’erario; la raccolta monetaria relativa al gioco on line, suddivisa per tipologia e per provincia e comune.

La richiesta è partita dopo che Dello, comune della Provincia di Brescia, è riuscito ad ottenere la possibilità di avere questi dati (detenuti dai Monopoli di Stato che hanno a lungo rifiutato la condivisione dei numeri), riscontrando la vastità del fenomeno sul proprio territorio.

“Il contrasto al gioco d’azzardo patologico – è la dichiarazione del Sindaco Gianluca Galimberti e degli Assessori Rosita Viola e Barbara Manfredini – si combatte anche con la trasparenza dei numeri che riguardano questo fenomeno. Come Amministrazione abbiamo il dovere e il diritto di conoscere i dati per avere e condividere una chiara percezione del problema che, oltre ad avere conseguenze in ambito sociale e sanitario, ha anche conseguenze sull’economia della città e del territorio. La richiesta ai Monopoli è in linea con l’impegno che stiamo portando avanti per contrastare il gioco d’azzardo patologico e che ci ha visto approvare uno specifico Regolamento con limitazione degli orari alle sale gioco e alle slot e che ci ha consentito di vincere un bando regionale per esercitare azioni di informazione, comunicazione, formazione, ascolto, orientamento, mappatura e contestuale azione di controllo, vigilanza e ricerca, con particolare attenzione ai giovani e agli anziani”.

05 Agosto 2017

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Dopo l’ultima lezione di Meccanica autoriparazione grande grigliata . Grazie a tutti e un grazie di cuore ai nostri insegnati volontari. Ci rivediamo a Settembre alla ripresa dei corsi.Eravamo in 18.TUTTI HANNO PORTATO CIBO E BEVANDE. Grazie ai nostri Volontari per la cucina ottima .

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GIOCO D’AZZARDO LA PESTE DEL NOSTRO SECOLO VOLUTA DAL PARLAMENTO ITALIANO

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Monsignor d’Urso: “Si sono poste le premesse per un metodo con il quale ricavare un’agenda per continuare il dialogo in corso”

Oltre due ore di serrato e costruttivo dialogo si è tenuto nei giorni scorsi presso il Ministero dell’economia e della finanza tra la delegazione delle Associazioni, degli Enti della Comunità Ecclesiale e dei Movimenti che avevano definito i “7 punti comuni inderogabili sulla regolazione dell’azzardo” e il Sottosegretario onorevole Pier Paolo Baretta.

Come intervenire per operare una decisa riduzione sia dell’offerta e sia del consumo, al centro dell’incontro.

“Si sono poste le premesse per un metodo con il quale ricavare un’agenda per continuare il dialogo in corso: per rimediare alle gravi conseguenze che l’abnorme dilatazione del consumo di gioco d’azzardo ha arrecato alle persone, all’economia, alla società e all’interesse pubblico fondativo dell’azione dello Stato”. Ha fatto sapere la delegazione, guidata da Mons. Alberto D’Urso e costituita da Mons. Enrico Feroci, Consigliere della Consulta Nazionale Antiusura, dal Prof. Maurizio Fiasco, Consulente della Consulta Antiusura, Antonio Russo in rappresentanza della Campagna Mettiamoci in Gioco e dall’Avv. Attilio Simeone, Coordinatore del Cartello “Insieme contro l’Azzardo”.

Sono entrati quindi nel merito tecnico della gran parte dei 7 punti riassunti in un documento sottoscritto dalle varie componenti che lo scorso 13 giugno avevano messo a punto una chiara piattaforma.

1) Per entrambe le modalità di slot machine vanno definite e adottate misure generali:

  • In materia di somministrazione di alcolici e di possibilità di fumare tabacco, attualmente consentita e proposta nelle sale dedicate agli apparecchi automatici da gioco d’azzardo, si tratta di impedire che la combinazione di alcolismo, tabagismo affiancati ad ambienti progettati in modo eccessivamente accattivante, attivino forme di compulsività del giocatore;
  • Al Servizio Sanitario Nazionale va affidata la sorveglianza ferrea e dunque la verifica dell’impatto per la salute e per la spinta alla dipendenza da gioco d’azzardo;
  • Per il cosiddetto passaggio tecnologico da una generazione di apparecchi ad un’altra si concorda, prima della decisione, di mettere a disposizione delle parti e dell’opinione pubblica tutte le più accurate informazioni riguardo all’architettura del progetto industriale e dei sistemi di funzionamento: per valutare le implicazioni per il controllo e i riflessi sull’organismo umano;

2) La ventilata possibilità dell’obbligo di presentazione della tessera sanitaria per gli accessi ai luoghi del consumo di azzardo va corredata con norme e dispositivi rigidi che impediscano la formazione di database dei clienti utilizzabili a fini di marketing e di induzione ad aumentare il consumo da parte dei clienti. La delegazione ha fatto presente al Sottosegretario la necessità di procedere ad definire una legislazione precisa e puntuale in tema di trattamento dei dati con previsioni anche di natura penale per concessionari e gestori che nel proprio ambito abusino dei dati utilizzandoli in modo inappropriato;

3) Con riferimento alla pubblicità e al suo divieto integrale si è si è proposto di studiare con l’Autorità garante delle Comunicazioni una normativa prescrittiva che valga a rendere effettiva l’inibizione di ogni forma di spot, richiami, sollecitazioni commerciali;

4) Sul tema della dislocazione dei punti di accesso all’offerta di gioco d’azzardo, nonché in tema di orari, la Delegazione ha fatto presente che non si potrà procedere a centralizzare una disciplina unica in quanto si tratta di Diritti incomprimibili affidati dalla Costituzione alle cure appunto degli Enti locali. Tale principio è espressione dell’art. 118 Cost. come riformato dalla L.3/2001 e ribadito da importanti pronunce della Corte costituzionale e più volte ribadito da sentenze del Consiglio di Stato. Su tale base, la soluzione istituzionale più congrua e comunque da approfondire è individuabile nel seguente schema:

A) allo Stato spetta indicare gli obiettivi di contenimento dell’offerta e del relativo consumo da raggiungere in un arco temporale predeterminato;

B) ai Comuni e alle città metropolitane, in questa prospettiva, spetta l’individuazione e la deliberazione in appositi Piani Regolatori Generali delle misure tecniche (allocazione delle sale, layout delle relative sale e ogni altra misura tecnica atta a perseguire l’obiettivo fissato a livello nazionale), oltre all’approvazione di Regolamenti comunali e Ordinanze sindacali che vadano ad incidere sul comportamento dei cittadini nonché degli esercenti-gestori nel rispetto degli obiettivi prefissati a livello centrale e che tali provvedimenti si fondino sulle variabili specifiche della morfologia dei distinti territori comunali e del relativo impatto sociale e sanitario;

C) alle Regioni, anche al fine di rendere unitari ed omogenei i provvedimenti comunali, può essere attribuita la competenza sulle regole fondamentali della selezione dei luoghi, in analogia con la funzione che questo livello dello Stato esercita nella pianificazione e nella programmazione urbanistica e territoriale;

D) allo Stato, in caso di inadeguatezza dei risultati raggiunti a Livello inferiore, in base al principio di sussidiarietà verticale, spetta la facoltà di sostituzione, nella logica del perseguimento degli obbiettivi prefissati di progressivo ridimensionamento dell’esposizione del Paese a un’attività comunque impattante sul tessuto sociale, economico e urbanistico”.

5) Riguardo all’estensione alle famiglie della possibilità di accesso alla misura dell’articolo 14 della legge antiusura (Fondo di solidarietà con le vittime) gli esperti legislativi del governo valuteranno la fattibilità di inserimento della modifica parziale della norma nel decreto che eventualmente recepisca l’accordo in sede di Conferenza unificata.

La delegazione si propone inoltre di proseguire la consultazione costante tra Associazioni, Enti della Comunità Ecclesiale e Movimenti, da un lato, e il sottosegretario delegato dal governo a trattare e coordinare la materia, dall’altro.

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DAL QUOTIDIANO LA PROVINCIA DI CREMONA HELP LA SERRA DELLA CASCINETTA DIDATTICA ONLUS DI CASTELVERDE E’ STATA DISTRUTTA DAL VENTO E DALLA PIOGGIA..

 

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Questo è quel che rimane della nostra Serra distrutta 2 se­ttimane fa dal vento e dalla pioggia. Noi ci autofinanziamo abbiamo fatto la scelta di non chiedere e quindi di fruire di contributi pubblici questo anche perché crediamo nella autonomia e indipendenza al di sopra delle parti ma per il bene comune.
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